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6 aprile 2011

Buonanotte, questa notte è per te

Buonanotte a L'Aquila. 
Ai suoi vicoli bui coperti di calcinacci, alle finestre spalancate di echi di silenzi, alle strade deserte, alle piazze scomposte.
Buonanotte al castello che la sorveglia dall'alto, alle mura che la circondano e non l'hanno abbandonata, alla corona di montagne, al Gran Sasso d'Italia ancora innevato, triste sentinella di così tanto dolore.
Al vento che fischia tra le impalcature, allo stridere dei cancelli e delle transenne, ai balconi in frantumi, ai lampioni divelti, a Collemaggio martoriata.
Buonanotte ai padri e alle madri che hanno perso i figli, ai nonni che hanno perso i nipoti, agli anziani che si sono trovati soli senza casa e senza quartiere, a chi ha visto gli amici sepolti sotto una casa che doveva essere sicura. 
Riposino in pace i molti, troppi, suicidi di cui nessuno ha mai parlato.
Buonanotte agli studenti, mai fermi e mai sazi di proteste, ai loro professori, alle stanze dell'Università, ai libri delle biblioteche ancora sparpagliati sui pavimenti. 
A chi ha denunciato, a chi ha protestato, a chi ha gridato a chi ha pianto di disperazione.
A chi ha deciso comunque di fare un figlio, a chi non si è perso d'animo, a chi ha rivendicato la propria voglia di normalità. 
Buonanotte al gelataio di Piazza Duomo, ai gestori del Boss e alloro vino.
Buonanotte ai militari dell'esercito (almeno per una volta), custodi dei resti che difendono contro ignobili sciacalli.


Buonanotte chi è orgoglioso di essere aquilano in terra aquilana, abruzzese in terra abruzzese, e lo rivendica con fierezza.


E buonanotte soprattutto a E., A. e D. che non si sono arresi mai. E mai lo faranno.



 L'Aquila, Fontana luminosa, 6 aprile 2011


PS: A Mario Monicelli che disse:" “Voi dovete avere il coraggio non di restaurarla, ma di ricostruirla questa città. Siete aquilani, siete abruzzesi e fatelo no”.

30 novembre 2010

Se una sera d'inverno ti metti davanti alla tivvù (seratina eh)

Grazie a Roberto Saviano, perchè erano mesi che avevo bisogno di piangere nuovamente per l'Aquila e non ci riuscivo e le sue parole me lo hanno permesso.
Mi hanno fatto tornare a quella mattina d'aprile in cui non credevo.
Mi hanno fatto tornare a quella notte d'estate in cui per ore ho camminato tra le macerie, ho visto la distruzione, ho sentito la ghiaia del piazzale, dove prima c'era l'erba, di Collemaggio sotto i piedi, le 99 cannelle ferme, il centro blindato, l'esercito in sentinella.


Grazie a Cecilia Strada perchè erano settimane che avevo bisogno di pangere per E. e le sue parole mi hanno fatto sentire più vicina a lei.


Grazie a Mario Monicelli che ci ha insegnato cos'è il cinema e il coraggio.


Grazie a chi decide di restare, nonostante tutto.


Insomma sono tre ore che piango ma.. tutto bene eh!
Avanti tutta.
'notte 

9 luglio 2010

"Lettera di un’aquilana: mi ha chiamato Sky" di Reset Radio

Una abruzzese morosa

Ieri mi ha telefonato l’impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009. Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno, causa terremoto. Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata.
Ammutolisce.
Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere, poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto. Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un  paio di anni fa.  Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio, mi sale il groppo alla gola. Le dico che abitavo proprio lì.
Lei ammutolisce di nuovo.
Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi. Ed io lo faccio.
Le racconto del centro militarizzato.
Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio.
Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati.
Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire.
Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire.
E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere.
Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo.
Le racconto che pagheremo l’i.c.i. ed i mutui sulle case distrutte e ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti.
Anche per chi non ha più nulla.
Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 euro vedrà in busta paga 734 euro di retribuzione netta. Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile.
Che lo stato non versa ai cittadini senza casa, che si gestiscono da soli, ben ventisettemila, neanche quel piccolo contributo di 200 euro  mensili che dovrebbe aiutarli a pagare un affitto.
Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo.
Che io pago, in un paesino di cinquecento anime, quanto Bertolaso pagava per un appartamento in via Giulia, a Roma.
La sento respirare pesantemente. Le parlo dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di residenze di lusso.
Le racconto la vita delle persone che abitano lì. Come in alveari senz’anima. Senza neanche un giornalaio o un bar.
Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra lontani chilometri e chilometri. Le racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo.
Le racconto di una città che muore e lei mi risponde, con la voce che le trema.
“Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i giornalisti televisivi. Dovete dirglielo, chiamate la stampa. Devono scriverlo”.



PERCHE' PARLARE DELL'AQUILA TI TOGLIE IL FIATO, TI FA SALIRE AGLI OCCHI LE LACRIME E TI FA URLARE DI RABBIA.
IO NON SO SCRIVERE DELL'AQUILA, NON SO PARLARNE. 
HO VISTO TUTTO. IL CENTRO A PEZZI, LA ZONA ROSSA DI NOTTE, IL DUOMO MASSACRATO, LE CASE SFONDATE, MA NON SO COME RENDERNE L'IDEA. 
CI HO PROVATO:  "IO CI SONO STATA, HO VISTO, HO PARLATO CON LA GENTE, CON I RAGAZZI...LORO MI HANNO DETTO CHE..."
MA ENTRANO IN GIOCO TROPPE VARIABILI.
PERSONALI, INTIME E NON RIESCO. 
TRASCENDO NEL PATETISMO E INVECE DOVREI TRASCENDERE IN RABBIA.