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1 dicembre 2014

Siamo la terra, il cielo, il mare, le strade e l'erba dei luoghi della nostra infanzia. Siamo l'aria e l'odore delle stanze che ci hanno visto crescere. Siamo il ricordo di chi ci ha amato bambini. 

25 settembre 2011

la tua ultima canzone per l'estate...






Con le tue finestre aperte sulla strada e gli occhi chiusi sulla gente con la tua tranquillità, lucidità, soddisfazione permanente, la tua coda di ricambio, le tue nuvole in affitto, le tue rondini di guardia sopra il tetto...

30 novembre 2010

Se una sera d'inverno ti metti davanti alla tivvù (seratina eh)

Grazie a Roberto Saviano, perchè erano mesi che avevo bisogno di piangere nuovamente per l'Aquila e non ci riuscivo e le sue parole me lo hanno permesso.
Mi hanno fatto tornare a quella mattina d'aprile in cui non credevo.
Mi hanno fatto tornare a quella notte d'estate in cui per ore ho camminato tra le macerie, ho visto la distruzione, ho sentito la ghiaia del piazzale, dove prima c'era l'erba, di Collemaggio sotto i piedi, le 99 cannelle ferme, il centro blindato, l'esercito in sentinella.


Grazie a Cecilia Strada perchè erano settimane che avevo bisogno di pangere per E. e le sue parole mi hanno fatto sentire più vicina a lei.


Grazie a Mario Monicelli che ci ha insegnato cos'è il cinema e il coraggio.


Grazie a chi decide di restare, nonostante tutto.


Insomma sono tre ore che piango ma.. tutto bene eh!
Avanti tutta.
'notte 

21 novembre 2010

vorrei vorrei saperti libera per una corsa nella pioggia

Ho pensato a cose intelligenti da scrivere. 
Ammetto che me ne sono venute in mente diverse, ma per l'ennesima volta quando sono davanti a questo schermo con la consapevolezza che qualcuno le leggerà mi blocco.
E questo per una serie di motivi: ci sono molte cose che non hanno parole che le descrivano, altre sono complesse e le parole ne rovinerebbero il gusto del ricordo e della contemporaneità e altre sono così evidenti e scontate (in senso positivo) che mi si leggono in faccia. 
E chi deve leggerlo nelle mie lacrime e nei miei sorrisi lo sa.
Per cui continuo a pensare ancora un po' a quello che mi rende pensierosa, sollevata, disincantata ma anche incazzata e nervosa (troppo facile altrimenti) per altri 15 minuti prima di mettere su l'acqua per il te e rimettermi a studiare.
Questo è tutto.


Ci sono dei cerchi intorno a ognuno di noi. Solo pochi eletti possono travalicarli senza chiedere il permesso in ogni momento in cui ne hanno voglia: per i piccoli e grandi drammi della vita quotidiana, per le gioie e le soddisfazioni, le vittorie e i compromessi da raggiungere, per farsi abbracciare anche due ore nel primo freddo e sentirsi dire cose belle.
Coloro che io chiamo eletti sono davvero pochi ma sanno che a qualsiasi ora del giorno e della notte la mia casa è la loro casa, le loro inquietudini sono le mie inquietudini, i loro sogni i miei sogni.
Alcune cose non hanno nomi, non rientrano negli schemi mentali classici su cui impostiamo le nostre relazioni. 
Sono indescrivibili nel senso che non hanno descrizione, sono situazioni ibride tra più situazioni.
Io sono geometricamente piantata in un ibrido.


E resteremo comunque vivi e bellissimi (tutti) anche sotto la pioggia (non abbiamo alternative) che siamo bravi e coraggiosi (non proprio tutti ma molti).

17 novembre 2010

tengo in equilibrio anche la mia ombra



Piscinas, Sardegna, agosto 2010

14 novembre 2010

Da una vecchia agenda salta fuori 
Andrea Pazienza.
Mai testo fu più azzeccato per la giornata di oggi.

4 novembre 2010

2 novembre 2010

oggi è zen

Quando tutte le stronzate della nostra vita quotidiana sembrano prendere il sopravvento.
Quando tutti i non-veri problemi si accavallano l'uno sull'altro fino a toglierici energie e fiato.
Quando abbiamo paura di dimenticare ciò che conta veramente.
Quando perdiamo il senso delle piccole cose...
Facciamone manifesto, facciamone memoria di questi bellissimi versi.

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura un pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.

Erri De Luca

30 ottobre 2010

Ci Sono Molti Modi - Afterhours



...perchè quando il dolore è più grande 
poi non senti più 
e per sentirti vivo 
ti ucciderò 

vedrai 
vedrai se il mio amore è una patologia saprò come estirparla via 
torneremo a scorrere ...

25 ottobre 2010

Cosa può fare una tesi di laurea quando decidi di studiare l'alluvione di Firenze

Fine ottobre Firenze. Piove. 
Sto andando verso il Museo di storia della scienza. 
C'è il direttore che ci aspetta per progettare un laboratorio per bambini. 
Ci accoglie sorridendo ed entriamo nel cuore del museo tra astrolabi e carte geografiche, mappamondi e telescopi.
Ci fa immaginare come doveva essere difficile orientarsi nel mezzo del mare per un marinaio del Cinquecento.
Con le stelle, il notturlabio, la bussola, con le speranze di trovare mondi nuovi, con le preoccupazioni di non incagliarsi nelle secche e di non sbattere contro gli scogli.
Diluvia fuori. Dalle finestre vedo l'Arno. Mi distraggo.
Chissà com'era nel '66 qui a Firenze alla fine di ottobre. 
Pioveva così forte... il problema è che non smetteva più.
Entriamo nella sala dei cannocchiali e lo vedo davanti a me. 
Il cannocchiale di Galileo. 
In mente subito la fotografia in bianco e nero della direttrice del Museo nel '66 con gli stivali infangati fino al ginocchio, sorridente e stanca, e quel cannocchiale in braccio, portato in salvo dal fango e dall'acqua. 
E' grazie a lei che i bambini schiacciano il naso sulle vetrine per vederlo. E' grazie a lei che abbiamo ancora testimonianza di quanto l'uomo, con la sola forza dell'intelligenza e della curiosità, riesca a pensare e immaginare.
Lo chiedo al direttore. “E' quello vero? Quello dell'alluvione?”
“Sì, è lui.”
Sono commossa. Pateticamente commossa.
Ma ora è così, e Firenze la vedo in un altro modo, nel tempo in cui il mondo teneva il fiato sospeso per i libri delle biblioteche, i documenti degli archivi e le tele dei musei travolti dall'acqua.
Quando il mondo si chiedeva quanta umanità si perdeva nel fango.

5 ottobre 2010

sì, sono malinconica, ma è una condizione inevitabile quindi meglio farci i conti

Le immagini di questo inizio autunno che non dimentico:


sono i vostri cinque volti che mi trovo davanti appena apro gli occhi.
Le mani di R., il sorriso di A,  lo sguardo di B, gli occhi di G, la voce di E.
Meraviglioso avervi tutte insieme, vicino, prima di addormentarmi.


La cena con E. della scorsa settimana. Tranquilla e Illuminante.


Le chiacchiere con F. che non vedevo da una vita. Lontanissimi ma ancora così vicini.


Gli sguardi con F. che poi qualcuno, prima o poi, mi spiegherà che vogliono dire.


... e nonostante tutto devo fare i conti con il fatto che da ora in poi, quando torno tardi da lavoro, devo accendere il faro della bici perché è già buio e le strade del centro sono già deserte e il vento inizia a tirare freddo...



1 ottobre 2010

...Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione,
e il peccato fu creder speciale una storia normale.
Ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo,
sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo.
E davvero non siamo più quegli eroi pronti assieme a affrontare ogni impresa;
siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa...
Farewell - Francesco Guccini 
 

Don't come closer or I'll have to go 
Owning me like gravity are places that pull 
If ever there was someone to keep me at home | 
It would be you... 

Non avvicinarti di più o dovrò andarmene 
Certi posti mi attraggono come la gravità 
Se mai ci fosse qualcuno per cui restare a casa 
Saresti tu..
Guaranteed - Eddie Vedder


27 novembre 2009

Legati da un filo, siamo sicuri di non perderci


Quando ero piccola avevo due paia di guanti:
un paio rosa e uno bianco.

Non avevano le dita, e quindi le mani mi diventavano dei pugnetti.
Ero buffa, a rivedere oggi le foto.

I guanti erano collegati tra loro con un filo
che mi passava dentro il cappottino quindi,
anche se mi scivolavano di dosso,
non li perdevo perchè rimanevano attaccatti al filo.


Li rivoglio.
Li rivorrei.

Non vorrei più perdere niente.

Non vorrei più perdere guanti, sciarpe e cappottini.

Non vorrei perdere nessuno, perchè chi ho intorno,
voglio che rimanga
e chi non c'è più voglio che sparisca.

Come i miei nuovi guanti rossi,
che non avevano il filo e infatti sono spariti.

21 novembre 2009

Ballerina sulle foglie d'autunno