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18 marzo 2014
11 marzo 2014
Giorno 3 (dei baci e degli abbracci)
La regista Tatia Pilieva ha chiesto a venti coppie di sconosciuti di baciarsi di fronte alla sua telecamera. Le coppie si vedevano per la prima volta e non sapevano nemmeno i rispettivi nomi. La maggior parte di loro ha reagito in maniera imbarazzata. Ma poi l’imbarazzo è stato superato.
(internazionale.it)
(internazionale.it)
19 febbraio 2014
Nonostante fosse inverno inoltrato l'aria era calda come quando la primavera si affaccia alla Terra.
Attendevo nella notte: muscoli tesi, volto contratto, pensieri accalcati.
"Ti aspetto, non preoccuparti. Muoviti, però vai piano."
Il nodo in gola del pianto che non usciva.
Ancora 15 minuti che sembravano ore.
Glielo avrei detto subito, senza sconti. Quel dolore puro.
Dolore che in altre forme, in altri mondi possibili, avevamo condiviso in passato.
Gli gettai le braccia al collo appena lo vidi arrivare. Quelle braccia: l'unico luogo al mondo in cui era giusto essere in quel momento.
(La forma delle sue mani, la consistenza dei suoi occhi sorridenti l'unica casa della mia notte).
"Sono arrivato. Sono qui, te lo avevo detto che sarei arrivato. Eccomi."
"Sì, sei qui ma andiamo a casa."
"Che succede?"
"Andiamo a casa."
Nel buio della camera da letto sembrava che il tempo si fosse fermato, il tempo che non concedeva sollievo. I suoi occhi nei miei come mai prima d'ora.
Glielo dissi con voce tremante, incredula delle parole che mi stavano uscendo dalla gola. Un abbraccio soffocato.
Quando ci mettemmo sotto le coperte non riuscivo a trovare pace.
Le ciglia dei miei occhi battevano nel buio implorando un sonno che non arrivava. Nel silenzio capiva (aveva sempre capito tutto) che avevo bisogno di trovare il delicato equilibrio a cui segue il riposo, la pace, la calma. Ma da sola non riuscivo.
Nel buio iniziò a cullare le mie braccia, il mio viso, la mia schiena.
"Addormentati così, non preoccuparti per me."
E così chiusi gli occhi, immersa in una stretta dolcissima.
La ninna nanna più bella da quando sono piccola.
La ninna nanna più bella che io ricordi.
L'amore più forte da tempo immutato.
Attendevo nella notte: muscoli tesi, volto contratto, pensieri accalcati.
"Ti aspetto, non preoccuparti. Muoviti, però vai piano."
Il nodo in gola del pianto che non usciva.
Ancora 15 minuti che sembravano ore.
Glielo avrei detto subito, senza sconti. Quel dolore puro.
Dolore che in altre forme, in altri mondi possibili, avevamo condiviso in passato.
Gli gettai le braccia al collo appena lo vidi arrivare. Quelle braccia: l'unico luogo al mondo in cui era giusto essere in quel momento.
(La forma delle sue mani, la consistenza dei suoi occhi sorridenti l'unica casa della mia notte).
"Sono arrivato. Sono qui, te lo avevo detto che sarei arrivato. Eccomi."
"Sì, sei qui ma andiamo a casa."
"Che succede?"
"Andiamo a casa."
Nel buio della camera da letto sembrava che il tempo si fosse fermato, il tempo che non concedeva sollievo. I suoi occhi nei miei come mai prima d'ora.
Glielo dissi con voce tremante, incredula delle parole che mi stavano uscendo dalla gola. Un abbraccio soffocato.
Quando ci mettemmo sotto le coperte non riuscivo a trovare pace.
Le ciglia dei miei occhi battevano nel buio implorando un sonno che non arrivava. Nel silenzio capiva (aveva sempre capito tutto) che avevo bisogno di trovare il delicato equilibrio a cui segue il riposo, la pace, la calma. Ma da sola non riuscivo.
Nel buio iniziò a cullare le mie braccia, il mio viso, la mia schiena.
"Addormentati così, non preoccuparti per me."
E così chiusi gli occhi, immersa in una stretta dolcissima.
La ninna nanna più bella da quando sono piccola.
La ninna nanna più bella che io ricordi.
L'amore più forte da tempo immutato.
18 settembre 2011
Prima o poi 'amore arriva. Stefano Benni
... E c'erano uomini con un lavoro sicuro
e donne con le case ordinate
e una piazza dove le sere d'estate
ci si sdraiava insieme ad aspettare
un'attesa un qualcosa un altro da aspettare
e tutte le notti un fantasma appariva
e in tutta la piazza tuonar si sentiva
" o voi che credete che indifferenti
e rassegnati invecchierete,contenti
che non cè una bocca che vi può ferire
o una foto sul muro che non vi fa dormire
non cè niente da fare non si può scappare!
e donne con le case ordinate
e una piazza dove le sere d'estate
ci si sdraiava insieme ad aspettare
un'attesa un qualcosa un altro da aspettare
e tutte le notti un fantasma appariva
e in tutta la piazza tuonar si sentiva
" o voi che credete che indifferenti
e rassegnati invecchierete,contenti
che non cè una bocca che vi può ferire
o una foto sul muro che non vi fa dormire
non cè niente da fare non si può scappare!
guardate è dietro!
vi guarda goloso chissà da quanto vi seguiva vi prenderà!
non cè scampo!
vi ha preso! evviva! evviva!
prima o poi l'amore arriva!"
vi ha preso! evviva! evviva!
prima o poi l'amore arriva!"
Palloncini rossi a dismisura, occhi blu. L'attesa è finita.
14 settembre 2011
la notte
Dormi, dormi, dormi
dormi almeno tu che puoi dormire.
Io penso a te, tu non pensare a me.
Tu pensa ad un cavallino d'argento,
tu pensa ad un trenino
che con i fari accesi ti diverte,
tu pensa ad una mano che t'accarezza.
Io penso a te,
tu non pensare a me.
dormi almeno tu che puoi dormire.
Io penso a te, tu non pensare a me.
Tu pensa ad un cavallino d'argento,
tu pensa ad un trenino
che con i fari accesi ti diverte,
tu pensa ad una mano che t'accarezza.
Io penso a te,
tu non pensare a me.
Andrea Pazienza
13 settembre 2011
Big Kahuna. Il monologo
Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare. Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite. Ma credimi tra vent'anni guarderai quelle tue vecchie foto. E in un modo che non puoi immaginare adesso. Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi! Non eri per niente grasso come ti sembrava. Non preoccuparti del futuro. Oppure preoccupati ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica. I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio. Fa' una cosa ogni giorno che sei spaventato: canta! Non essere crudele col cuore degli altri. Non tollerare la gente che è crudele col tuo. Lavati i denti. Non perdere tempo con l'invidia: a volte sei in testa, a volte resti indietro. La corsa è lunga e, alla fine, è solo con te stesso. Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti. Se ci riesci veramente, dimmi come si fa... Conserva tutte le vecchie lettere d'amore, butta i vecchi estratti-conto. Rilassati! Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita. Le persone più interessanti che conosco a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita. I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno. Prendi molto calcio. Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno. Forse ti sposerai o forse no. Forse avrai figli o forse no. Forse divorzierai a quarant'anni. Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio. Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche: le tue scelte sono scommesse, come quelle di chiunque altro. Goditi il tuo corpo, usalo in tutti i modi che puoi, senza paura e senza temere quel che pensa la gente. E' il più grande strumento che potrai mai avere. Balla! Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno. Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai. Non leggere le riviste di bellezza: ti faranno solo sentire orrendo. Cerca di conoscere i tuoi genitori, non puoi sapere quando se ne andranno per sempre. Tratta bene i tuoi fratelli, sono il miglior legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro. Renditi conto che gli amici vanno e vengono, ma alcuni, i più preziosi, rimarranno. Datti da fare per colmare le distanze geografiche e gli stili di vita, perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane. Vivi a New York per un po', ma lasciala prima che ti indurisca. Vivi anche in California per un po', ma lasciala prima che ti rammollisca. Non fare pasticci con i capelli: se no, quando avrai quarant'anni, sembreranno di un ottantacinquenne. Sii cauto nell'accettare consigli, ma sii paziente con chi li dispensa. I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga. Ma accetta il consiglio... per questa volta. L'altalena, Robert Doisneau |
27 luglio 2011
13 giugno 2011
Come quando una mattina di giugno esci di casa ed è nevicato davvero.
Sento e so che qualcosa è cambiato.
Lo sento dalle farfalle nello stomaco,
lo vedo dal mio sguardo trasognato riflesso nello specchio,
me ne accorgo dalla mia sbadataggine
naif che oggi è arrivata al massimo storico.
Sono su un altro pianeta.
Su Marte ecco.
Non ho ancora realizzato, non mi sembra proprio vero...
forse mi sono solo sognata questi ultimi giorni.
Forse non è successo a me, non è successo a noi...
O forse sì...
Anzi... SI perché questi sono i giorni del SI!!!
È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa
che ha fatto la tua rosa così importante.
Il Piccolo Principe
30 aprile 2011
Immaginatevi un palazzo del trecento in pieno centro storico. Aprite il robusto portone in legno e salite quattro rampe di scale in pietra serena. Dalle finestre che si affacciano sulle scale potrete vedere un invidiabile giardino di glicini e ortensie. Nel cielo giusto qualche stella, per ricordarvi che maggio sta arrivando.
Se arrivate all'ultimo piano troverete un ampio appartamento. Soffitti alti, travi in legno, pavimenti di cotto, cinque stanze, un ampio soggiorno con cucina, un bagno, una lavanderia. Rustico e vissuto, sconnesso e pittoresco, incasinato e mai troppo sazio di oggetti e arredi. Una colonna sonora d'altri tempi a farvi compagnia.
Sentirete il rumore dei bicchieri di vetro, di chiacchiericcio sotterraneo, di scrosci di risate infinite, di accendini pronti per l'ennesima sigaretta. Sentirete risate e acute ironie sulla settimana che è appena passata. Vedrete, intorno al tavolo di legno donne che bevono vino. Le vedrete dibattere, discutere, ridere, riflettere sulla settimana che sta per finire. Bicchieri che si riempiono, telefoni che squillano, libri aperti, fotografie da commentare, accidenti da tirare. Per ognuna di loro è stata una settimana difficile. Per alcune la più difficile da mesi, per altre la routine... Amori finiti, delusioni mai sopite, arrabbiature frustrate. Alle 4 del mattino si saluteranno consapevoli che sempre, per le gioie e per i dolori, per le cazzate e le cose serie saranno scudo una dell'altra.
Enjoy. Benvenuti nella mia primavera.
Vedremo come va a finire.
Mi ricordo quel giorno in cui Berlino si manifestava orgogliosa ai nostri piedi, immagino Lisbona barocca come accoglierà il nostro avvento.
Se arrivate all'ultimo piano troverete un ampio appartamento. Soffitti alti, travi in legno, pavimenti di cotto, cinque stanze, un ampio soggiorno con cucina, un bagno, una lavanderia. Rustico e vissuto, sconnesso e pittoresco, incasinato e mai troppo sazio di oggetti e arredi. Una colonna sonora d'altri tempi a farvi compagnia.
Sentirete il rumore dei bicchieri di vetro, di chiacchiericcio sotterraneo, di scrosci di risate infinite, di accendini pronti per l'ennesima sigaretta. Sentirete risate e acute ironie sulla settimana che è appena passata. Vedrete, intorno al tavolo di legno donne che bevono vino. Le vedrete dibattere, discutere, ridere, riflettere sulla settimana che sta per finire. Bicchieri che si riempiono, telefoni che squillano, libri aperti, fotografie da commentare, accidenti da tirare. Per ognuna di loro è stata una settimana difficile. Per alcune la più difficile da mesi, per altre la routine... Amori finiti, delusioni mai sopite, arrabbiature frustrate. Alle 4 del mattino si saluteranno consapevoli che sempre, per le gioie e per i dolori, per le cazzate e le cose serie saranno scudo una dell'altra.
Enjoy. Benvenuti nella mia primavera.
Vedremo come va a finire.
Mi ricordo quel giorno in cui Berlino si manifestava orgogliosa ai nostri piedi, immagino Lisbona barocca come accoglierà il nostro avvento.
12 marzo 2011
Considerazioni dalla poltrona rossa.
Si chiama nostalgia, e devi solo aspettare che passi.
Non è amore, non è affetto, non è gelosia.
Non è amore, non è affetto, non è gelosia.
Non c'è Oki o Aulin che tenga.
Non ci sono medicine, rimedi della nonna o tisane che tengano.
E' peggio dell'amore non corrisposto, è peggio della tristezza.
Si insinua e salta fuori quando meno te la aspetti,
a distanza di ore come di settimane e mesi.
a distanza di ore come di settimane e mesi.
Prima di andare a letto così come quando fai il caffè.
E' in una chitarra, in una vespa bianca, in un libro, in una canzone (sono le peggiori), in una maglia di lana, in una fotografia, in un modo di dire, in una piazza o in vicolo.
Non c'è rimedio, solo il tempo la fa passare.
Il tempo fa passare una nostalgia per far spazio... a un'altra nostalgia.
Non se ne esce.
E comunque un Oki lo prendo lo stesso, non si sa mai....
30 novembre 2010
Se una sera d'inverno ti metti davanti alla tivvù (seratina eh)
Grazie a Roberto Saviano, perchè erano mesi che avevo bisogno di piangere nuovamente per l'Aquila e non ci riuscivo e le sue parole me lo hanno permesso.
Mi hanno fatto tornare a quella mattina d'aprile in cui non credevo.
Mi hanno fatto tornare a quella notte d'estate in cui per ore ho camminato tra le macerie, ho visto la distruzione, ho sentito la ghiaia del piazzale, dove prima c'era l'erba, di Collemaggio sotto i piedi, le 99 cannelle ferme, il centro blindato, l'esercito in sentinella.
Grazie a Cecilia Strada perchè erano settimane che avevo bisogno di pangere per E. e le sue parole mi hanno fatto sentire più vicina a lei.
Grazie a Mario Monicelli che ci ha insegnato cos'è il cinema e il coraggio.
Grazie a chi decide di restare, nonostante tutto.
Insomma sono tre ore che piango ma.. tutto bene eh!
Avanti tutta.
'notte
Mi hanno fatto tornare a quella mattina d'aprile in cui non credevo.
Mi hanno fatto tornare a quella notte d'estate in cui per ore ho camminato tra le macerie, ho visto la distruzione, ho sentito la ghiaia del piazzale, dove prima c'era l'erba, di Collemaggio sotto i piedi, le 99 cannelle ferme, il centro blindato, l'esercito in sentinella.
Grazie a Cecilia Strada perchè erano settimane che avevo bisogno di pangere per E. e le sue parole mi hanno fatto sentire più vicina a lei.
Grazie a Mario Monicelli che ci ha insegnato cos'è il cinema e il coraggio.
Grazie a chi decide di restare, nonostante tutto.
Insomma sono tre ore che piango ma.. tutto bene eh!
Avanti tutta.
'notte
2 novembre 2010
oggi è zen
Quando tutte le stronzate della nostra vita quotidiana sembrano prendere il sopravvento.
Quando tutti i non-veri problemi si accavallano l'uno sull'altro fino a toglierici energie e fiato.
Quando abbiamo paura di dimenticare ciò che conta veramente.
Quando perdiamo il senso delle piccole cose...
Facciamone manifesto, facciamone memoria di questi bellissimi versi.
Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura un pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura un pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.
Erri De Luca
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