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16 marzo 2014

Giorno 8 (briciole di compostezza)

Il cuore pieno di ansia ha lasciato il posto ad un cuore pieno di turbolenze: sussulti, schiarite, sferzate gelide.

Cose da fare:
- aprire il forziere e far vedere bene i preziosi all'interno.
- mostrarne i difetti, le particolarità, le fratture, gli angoli smussati dal tempo, lo splendore.
- vedere quello che manca
- indossare quello che conta

Giorno 8 (dei ricordi e dei compromessi)

... mettersi in regola con la vita significa mettersi in regola con i ricordi...

15 marzo 2014

Giorno 7 (del coraggio e della forza)

Aspettando S.

M. ha gli occhi di cristallo e la tempra di un guerriero.
Ci insegna quello che conta.

Io che poco valgo e molto sono confusa non ne traggo alcun insegnamento: mischio il vero al falso, il reale al desiderio trasponendo il quotidiano in un ideale irraggiungibile che quindi, per sua natura, non regge al confronto.

Mi sento debole e precaria al confine del mondo razionale a cui cerco di ricondurre tutto quello che mi capita.  Con pessimi risultati.

Aspettando S.

14 marzo 2014

Odio i ritorni. Detesto le mancanze.

Giorno 6 (diario dei giorni)

Mattina. Ore 11.00.
Mi hanno consigliato di tenere un diario dei giorni. Di scrivere sempre.
Non credo serva a nulla ma tant'è.

Mi sono svegliata con un profondo, sereno e innato giramento di coglioni.
E. Mi ha beccata subito mentre preparava il caffè e io litigavo con i bottoni della camicia.

Ne abbiamo discusso del giramento, mi ha dato dell'adolescente. Ha ragione.

Sono stanca morta di ripicche e meccanisimi di difesa che si scatenano dall'oggi al domani, di guerre di lance spuntate, piccole vendette e slanci d'orgoglio.

Non è questo quello che conta.
Non conta il teatrino dei prossimi giorni e delle prossime settimane.
Non conta un cazzo.
Non conta proprio un cazzo.

Oggi
G.
Libri
Tacchi
Treno

13 marzo 2014

Giorno 5 (del viaggio, della percezione)

Notte strana questa notte. Passata in bianco con la valigia in fondo al letto.
Qualche libro, uno spazzolino da denti, una camicia che sa di bucato.

Solo due giorni.
Utili per staccare, per dedicarmi alle cose che mi fanno stare bene, per farmi coccolare da E.

Dopo anni torno a Milano.
Milano, il tempio, inviolabile di G.
La città che mi era negata: "se vieni qui è finita. Tutto poi saprà di te. Vedrò il tuo volto ovunque, nelle strade, specchiato nel vetrine dei negozi. Il tuo fantasma sarebbe anche qui."

Sono passati tanti anni.
Ora le cose sono molto diverse.
Abbiamo trovato un equilibrio sereno, con picchi e ricadute a volte, ma affrontati con freddezza.
Siamo stati bravi, siamo stati onesti, siamo stati chiari.
Non vedo l'ora di abbracciarlo G.
Qui, nel suo tempio ora aperto anche alla mia presenza.

Ma oggi è anche altro. Stamattina mentre la pianura verde e soleggiata scorreva sotto i miei occhi i pensieri si accavallavano uno sull'altro. Veloci, random, quasi isterici.

E stamattina ho capito.

Ho sempre pensato che fosse giusto non avere rimpianti.
E questo me lo ha insegnato G.
Anzi, l'ho imparato io con G.

Ho pensato anche questa volta che non devo lasciare strade intentate, che le devo provare tutte prima di staccare la spina.

Ho avuto ragione.

Solo che ho il presentimento, sempre più vivido, di aver sbagliato l'oggetto del tentativo.

A dopo
Milano, 13 marzo ore 10.30.
Sole, respiro.
Applausi.

28 febbraio 2012

un po' così

Non sono andata via, sono sempre stata qui, ero solo in apnea.
Sto cercando di capire se devo prendere fiato 
oppure il ritmo del respiro che ho avuto 
in questi mesi è quello che fa per me.

Non è cosa semplice.

4 ottobre 2011

cos'è?

Dizionario italiano on line
pensiero attento e costante per qualcuno o qualcosa; attenzione, riguardo oggetto di vivo interessamento
[letterario] affanno, preoccupazione
grande attenzione posta nel fare qualcosa; impegno
l'insieme dei rimedi prescritti per guarire una malattia

Dizionario Hoepli 
Attenzione, pensiero, interessamento per qualcosa o per qualcuno
Sollecitudine, dedizione, impegno nel provvedere a qualcosa o a qualcuno

Treccani.it
Interessamento solerte e premuroso per un oggetto, che impegna sia il nostro animo sia la nostra attività:
Riguardo, attenzione.  
Impegno, zelo, diligenza
Oggetto costante (costituito da persone o cose) dei propri pensieri, delle proprie attenzioni, del proprio attaccamento.

CCCP
curami curami
prendimi in cura da te
curami curami
che ti venga voglia di me

Franco Battiato
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
Ti salverò da ogni malinconia,
perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te...
io sì, che avrò cura di te

22 settembre 2011

autunno 2011

Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili. 
Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch'io ho deluso. 
Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l'eternità. Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto. 
Sono stato amato e non ho saputo ricambiare. 
Ho gridato e saltato per tante gioie, tante. 
Ho vissuto d'amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte! 
Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto. 
Ho telefonato solo per ascoltare una voce. 
Mi sono di nuovo innamorato di un sorriso. 
Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e… ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)… ma sono sopravvissuto! E vivo ancora! 
E la vita, non mi stanca… E anche tu non dovrai stancartene. Vivi! 
È veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perché il mondo appartiene a chi osa! La vita è troppo bella per essere insignificante! 
Charlie Chaplin

Mario Giacomelli - un uomo una donna un amore

20 settembre 2011

..e la conosci bene questa sensazione, è una specie di ottimismo senza una ragione...

Ecco. 
Proprio una domenica notte.
Non manca davvero niente.

Sparatemi ora. 
Fate fuoco.
Niente potrà farmi del male.
Testa sulle spalle. 
Razionalità. 
Giramenti improvvisi di testa.
Nessuna aspettativa.
Solo Quello che conta

15 settembre 2011

Tutto ciò che avete da fare è tenervi il vento alle spalle....
Conrad


Robert Frank, For Andrea 1954-1974, Mabou 1975

10 settembre 2011

Accadde, oggi


Morire in una città libera: la piccola Jone

Domenica 10 settembre 1944, Pistoia è libera già da due giorni, o così almeno riportano le cronache successive.
E’ una data convenzionale infatti l’8 settembre, Pistoia in realtà non è una città libera, si continua a sparare, a nascondersi, ad avere paura e a morire…
La città è distrutta dai bombardamenti, la popolazione è ancora rifugiata in collina e in montagna, mancano generi alimentari, mezzi di trasporto. I tedeschi, costretti ad arretrare, infieriscono violentemente sulla popolazione civile inerme e indifesa.
In questo drammatico contesto si inserisce una storia ormai quasi completamente dimenticata dalla città, quella di una piccola bambina di soli cinque anni che proprio in quel 10 settembre si trovava a giocare nell’atrio del Palazzo Comunale.
La piccola Jone nasce a Pistoia il 27 luglio 1939, ha parecchi fratelli e sorelle più grandi di lei e la madre, Leda Pacini, classe 1902, rimasta vedova, intorno al 1940-1941 in seguito a una malattia viene ricoverata in ospedale. E’ costretta a lasciare i figli più grandi in un collegio fuori città dove rimarranno fino alla fine della guerra. Jone è troppo piccola per andare in collegio e per questo motivo che viene affidata a una balia: Ballerini Assunta detta “Tina” nata nel 1907 a Sambuca Pistoiese.
Con molta probabilità la piccola viveva con la famiglia in Piazza del Carmine nr8 durante la guerra, le condizioni economiche non dovevano essere delle migliori con così tanti bambini e ragazzi da mantenere e suppongo che la Ballerini nubile e senza figli si sia offerta di prenderla con sè. Non si sa in che anno ciò sia avvenuto ma sicuramente tra le due si crea un legame molto profondo, quasi di madre-figlia.
Arriviamo quindi al settembre 1944. A questa data Jone e Tina vivono in Via Bracciolini, quel vicolo stretto che collega Piazza del Duomo a Piazza Sapienza; possiamo immaginarci che Jone giocasse, nei rari momenti di pace che una città in guerra poteva avere, in Piazza del Duomo vista la breve distanza con la sua casa (al nr.4). 
 Alcuni documenti testimoniano con quasi assoluta certezza che il 4 di quel mese le due si trovavano insieme a un’altra ventina di persone nel rifugio antiaereo allestito in Palazzo Comunale. Con loro ci sono altri 7 bambini, 8 donne e 4 uomini. La sera di quello stesso giorno si aggiungono altri dieci uomini che probabilmente decidono di passare lì la notte.
Ma la nostra storia continua. Arriviamo al 10 di settembre. La sorella della piccola, Anna Lottini che come detto in precedenza si trovava a quel tempo in un collegio, ricorda che le fu raccontato che quella mattina Tina si doveva recare nel vicino Palazzo Comunale per sbrigare alcune commissioni anche se non sa di quale natura queste fossero. Sono le 10 di mattina, dopo aver attraversato Piazza del Duomo, che possiamo immaginare piena di macerie, le due arrivano nell’atrio del Palazzo. La piccola insiste: mentre Tina salirà ai piani superiori lei rimarrà a giocare giù al pianterreno. Tina acconsente, ma è un attimo. I tedeschi che già da giorni sparano sulla città dalle colline circostanti (soprattutto da Cireglio) colpiscono il Palazzo comunale.
A rimanere ferite sono parecchie persone, ma tre in modo grave:
Franca Pirami, Rinaldo Puxeddu e Jone.
Moriranno tutti e tre: i due partigiani e la bambina per le ferite riportate in seguito allo scoppio di una granata. Il dolore di Tina è enorme, è come aver perso la figlia. 
Qualche anno dopo, nel 1946, quando la situazione in città è tornata alla “quasi” normalità scrive una lettera al Sindaco Michelozzi per chiedergli il permesso di poter apporre una piccola lapide commemorativa in marmo per ricordare la morte della figlia1. La lapide ora è lì,nel secondo atrio del Palazzo, sulla sinistra, ignorata da tutti comprese le autorità che non si sono mai degnate di promuovere una commemorazione in suo onore e a quello delle altre due vittime:

Qui cadde Ione Pacini nata il 27 7 1939 morta il 10 9 1944 stappata all’affetto dei suoi cari ancor in tenera età dalla barbarie nazifascista.”

Grazie a Franca Ballerini, nipote di Tina , sono riuscita a ricostruire la storia della balia dopo la guerra: non avrà mai figli anche se qualche anno dopo convolerà a nozze con un musicista della banda musicale di Pistoia. Dopo aver vissuto per molti anni in Via Carratica alla morte del marito e per curare una brutta malattia si trasferisce tra le tranquille colline dell’Appenino emiliano: a Pavullo del Frignano dove muore nel 1990. 
La signora Franca si ricorda ancora della storia di Jone perché Tina ne parlava spesso.
La signora Leda, madre naturale di Jone è morta nel 1969 e riposa insieme alla figlia.
Ripercorriamo adesso le vicende degli altri due protagonisti di questo giorno terribile.
Franca Pirami (di Piteccio) faceva parte, insieme a Luigi Flori, della formazione guidata da Giuseppe Terreni che con quella comandata da Silvano Fedi e con la squadra, “Attilio Frosini” fu una delle prime a costituirsi a Pistoia. La formazione Franca, che prese questo nome in seguito alla morte della donna, secondo le relazioni delle bande partigiane conservate all’Archivio di Stato2 è stata artefice di numerose azioni:dal gennaio all’ aprile 1944 fu attiva in opere di sabotaggio, i primi di giugno nei pressi del Ponte Stella asportò armi automatiche tedesche, in agosto dopo che la formazione è sorpresa in riunione vicino Casalguidi i suoi componenti riescono a mettersi in salvo combattendo . Verso la metà di questo mese è in città dove: “riesce ad evitare la devastazione della Caserma dei CCRR di S.Andrea e delle scale, salvando i materiali e consegnando le chiavi il giorno della liberazione ad un ufficiale dell’Arma che si trovava tra i partigiani; così veniva fatto per il palazzo della GIL. Durante lo stato di emergenza della città furono occupati dalla formazione il Palazzo Comunale e il campanile del Duomo.”
In realtà secondo questa relazione la Pirami era una collaboratrice della formazione “Squadra Frosini Attilio” che si era costituita dopo l’8 settembre 1943 e aveva operato prevalentemente a Pistoia anche se alcuni componenti avevano agito sulla montagna pistoiese con propaganda antifascista e antitedesca.
La “Frosini” aveva recuperato notevoli quantitativi di munizioni ma anche prodotti farmaceutici da destinare all’Ospedale di Pistoia. La notte tra il 15 e il 16 agosto avevano organizzato un attentato contro il comandante tedesco della città in San Bartolomeo.
Secondo altre fonti3 la formazione Franca si era costituita nel Palazzo Comunale ed era formata da vigili urbani, carabinieri, agenti di p .s. ed ex-soldati oltre che da alcuni civili, anche in questa versione è confermato come comandante Giuseppe Terreni. E’ molto probabile che Franca fosse proprio di questa formazione insieme al Flori; si spiegherebbe così la presenza dell’uomo il 4 settembre in Comune (dove abbiamo detto si trovava anche Tina) con ruolo di capo rifugio e la presenza della Pirami il 10 settembre nell’ atrio. Quali azioni la donna abbia fatto di preciso non lo sappiamo e ormai penso non lo sapremo mai e così anche di che formazione esattamente faceva parte, ma una cosa è certa: quel 10 settembre le schegge della granata che colpiscono Jone feriscono anche lei. La Pirami “portante bracciale n°400, attiva collaboratrice che più volte ha provveduto a liberare fermati nostri dai tedeschi, ha portato munizioni e armi alle formazioni” muore dopo tre ore dallo scoppio della bomba presso l’Ospedale di Pistoia.
La battaglia per la definitiva liberazione di Pistoia è ancora in corso, anche il magistrato e partigiano Rianldo Puxeddu, “Antonio”, ne sa qualcosa. Sono due mesi che milita in una formazione partigiana. E’ nato a Villasor in Sardegna il 30 settembre 1908, probabilmente ha studiato perché nelle varie relazioni e documenti appare o come un magistrato, o come avvocato o più semplicemente come “dottore”. Molto probabilmente prestava la sua opera presso il tribunale della città4e dal primo di giugno 1944 entra in una formazione che poi prenderà il suo nome. Questo gruppo d’azione era formato in realtà, così come conferma la relazione del capitano Carlo Giovanelli, da tre squadre che operavano in zone diverse: Iano, Lupicciano e Santomoro. Antonio è nel primo gruppo che, durante l’ occupazione della città si occupa del pattugliamento della Strada Arcadia, Sant’Agostino e San Rocco.
Le vittime di quei giorni certo non sono finite.
Il Villone Puccini, che già dopo il primo bombardamento dell’ ottobre 1943 si trova ad ospitare i malati di tubercolosi che prima erano ricoverati all’ Ospedale del Ceppo, si trova a subire un violento attacco dei tedeschi in ritirata. All’inizio del 1944 i tedeschi che prima vi avevano trovato rifugio si ritirano verso la collina , solo un gruppo di SS rimane al Villone insieme agli sfollati e a chi si prendeva cura dei malati. Una testimonianza fondamentale di quello che sarà un tragico 9 settembre 1944 la dobbiamo a Giancarlo Lippi5 che racconta la rappresaglia tedesca su 8 civili: Masotti Angiolo, Irma, Romano, Tallori Teresa, Petreschi Mario, Capecchi Andreina, Baldacci Ulderigo, Maria Grazia Martellucci moriranno tutti in seguito alle ferite riportate dall’ esplosione di un obice.
Loriano Bugiani e Alberto Dei fanno entrambi parte della formazione “Giordano Cappellini” comandata da Rolando Lachi e dislocata nel comune di Tizzana (località Bottegone): Loriano è entrato nella formazione nell’ aprile e Alberto, dopo aver partecipato alla Resistenza nella zona di Firenze (era di Arno), nell’ agosto. Alle 15,10 del 9 settembre in Via Dalmazia vengono uccisi dopo uno scontro a fuoco con i tedeschi. Non è chiaro il motivo che spinse i due ragazzi ad avventurarsi in una zona così rischiosa, ma senza ombra di dubbio Ferruccio Biagini che militava nella stessa formazione ricorda di averli visti in Piazza Mazzini per festeggiare la liberazione della città. Secondo la sua ricostruzione il Dei doveva andare a trovare i suoi genitori, allora sfollati a Candeglia, probabilmente per avvertirli dell’ avvenuta “liberazione”. Loriano si aggregò alla spedizione dell’ amico e quindi alla sua tragica fine.
Questi sono solo alcune delle tragiche storie di quei giorni, e solo quelle che riguardano il Comune di Pistoia.
Nel corso degli anni la storia di Jone non è mai stata approfondita, forse perché alla fine è “solo una bambina” (orribile certo, ma mi sono sentita dire anche questo) o perché le notevoli e numerose esperienze dei nostri partigiani hanno attirato l’attenzione della maggior parte dei ricercatori.
La piccola Jone viene scambiata prima per una giovane ragazza, poi per Iole Vannucci (non sono riuscita a sapere da dove provenga questo cognome), poi viene detto che si trovava rifugiata in Comune,oppure viene completamente dimenticata. A distanza di sessant’anni si sa, ricostruire un avvenimento così “piccolo” come la morte di una bambina in un contesto così grande, come una guerra mondiale, non è facile anche perché i ricordi svaniscono e i protagonisti ci lasciano. Questa di cui ho parlato è la verità di chi ha conosciuto da molto vicino Jone e Tina che a mio parere costituiscono un bellissimo esempio di umanità e amore nella tragicità della guerra.
Vorrei ringraziare infine tutti coloro che mi hanno aiutato a ricostruire la loro storia e in particolar modo il Sig. Ringressi e la S.ra Ballerini.


1 In ACPt, serieV, documenti allegati al Protocollo Generale. Busta 826, anno 1946- cat 6,7,8. Fascicolo cat.6 cl3 “Feste nazionali-onoranze-commemorazioni”.
2 In ASPt Busta2, parte II, fascicolo 14, “Relazioni di bande partigiane”
3 In G. Bianchi “Per non dimenticare”, Ed. CRT
4 In “Guida ai monumenti della memoria nel Comune di Pistoia”, Edizioni del Comune di Pistoia, 1994, p.12
5 La testimonianza completa del Lippi in “Settembre 1944. Ricovero di mendicità Villone Puccini.” In Farestoria, a.XV (3,1996), n. 29, pp.75-77.


Ho scritto questo articolo nel 2005 pubblicato nel 2005 su "QF" Rivista dell'Istituto Storico e della Società contemporanea della Provincia di Pistoia.

16 giugno 2011

SONO STABILMENTE E FIDUCIOSAMENTE FELICE
I have many possibilities. 
I know even by myself, 
but I understand it better when my eyes are stolen from you.
Gipi

13 giugno 2011

Come quando una mattina di giugno esci di casa ed è nevicato davvero.

Sento e so che qualcosa è cambiato. 
Lo sento dalle farfalle nello stomaco, 
lo vedo dal mio sguardo trasognato riflesso nello specchio, 
me ne accorgo dalla mia sbadataggine 
naif che oggi è arrivata al massimo storico. 
Sono su un altro pianeta. 
Su Marte ecco. 
Non ho ancora realizzato,  non mi sembra proprio vero... 
forse mi sono solo sognata questi ultimi giorni.
Forse non è successo a me, non è successo a noi...

O forse sì...
Anzi... SI perché questi sono i giorni del SI!!!


È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa 
che ha fatto la tua rosa così importante.
Il Piccolo Principe

7 giugno 2011

Quello che conta è cantare "Sei ottavi" tutti insieme.
Quello che conta è partire per un viaggio con il libro del cuore in lingua italiana e tornare con lo stesso libro in lingua francese.
Quello che conta è trovare un vestito con le farfalle rosse.
Quello che conta è farsi fregare il cellulare e decidere che d'ora in avanti i numeri in rubrica non saranno più di trenta. Perchè saranno solo di quelli che contano.
Quello che conta è vedervi nuotare nell'acqua del Mediterraneo, tra le isole.
Quello che conta è la cena di pesce sulla terrazza sui tetti.
Quello che conta sono le ostriche.
Quello che conta è puntare un soggetto con un obiettivo e dopo trenta scatti fare quello della vita. Il definitivo.
Quello che conta è una mail inviata dall'altra parte del mondo.
Quello che conta è leggere Fabio Montale ad alta voce.
Quello che conta è tornare a casa e bere un buon caffè alla finestra.
Quello che conta è pensare che con te sarà possibile.
Quello che conta è inviarti gli auguri di buon compleanno e ricevere in cambio un sorrisopuntograziepuntodavveropunto.
Quello che conta è il viaggio.
Quello che conta è il principio di realtà.
Quello che conta è la cena con la mia famiglia, è la mia famiglia e la mia grande famiglia.

Tutto il resto mi nausea.

24 maggio 2011

Ad A. che ora è in viaggio sul Mediterraneo.
Ad A. che sta tornando a casa, in Palestina, nella Striscia di Gaza.
Ad A. che mi ha abbracciata forte e mi ha detto "ti voglio tanto bene".

Che le frontiere del deserto siano aperte.
Che tu possa passarle senza angosce.
Che i bambini di Gaza ti vengano incontro sorridendo a braccia aperte.
Che i tuoi occhi neri e profondi di verità e giustizia si perdano tra i deserti della tua terra, sconfinata.
Ti saremo vicini in ogni passo che farai, in ogni angolo di Rafah, di Jabalia, di Gaza city, in ogni casa sventrata dalle bombe, in ogni peschereccio che cerca di salpare dal porto, in ogni ospedale devastato, in ogni piazza sconsacrata, nella polvere dei confini incerti, nelle grida di dolore e di abbandono dei nuovi ebrei degli anni duemila.
Fratello mio, sei nei miei pensieri.
Che Vittorio sia con noi.

18 maggio 2011

Memo: 
diffidare di chi sorride 
solo con la bocca e non con gli occhi.

10 maggio 2011

Voglio un mondo come piace a me e come dico IO!

Io ho deciso di crederci.
Ho deciso di credere che sia possibile.
Ho deciso di credere che sia possibile restare, 
che sia possibile restare vicini, 
che sia possibile respirare insieme.
Che sia possibile rimanere accanto per una vita migliore, 
per una vita più serena, per un futuro più luminoso.
Ho deciso di credere che si possono superare gli ostacoli, tutti
con la forza che ci diamo l'un l'altro, con il coraggio, con la gioia (joy in realtà, non gioia!), con la determinazione, con la comunicazione, 
con il mettersi intorno a un tavolo e parlare.
Ho deciso di credere che sia possibile diventare persone migliori,
con la passione, con la volontà, con la costanza, con l'amore.
Ho deciso di credere nel perdono, nella comprensione, 
nell'abbraccio nonostante tutto.
Ho deciso di credere che sia possibile essere più liberi 
pur avendo responsabilità, sempre maggiori, verso gli altri.
Ho deciso di viaggiare ma poi di tornare qui, 
dove c'è la mia casa, dove ci sono le mie radici, 
le mie speranze, la mia famiglia, il mondo che vorrei.
Ho deciso di ridarmi delle possibilità, di ridarle a noi, 
per il mondo che vorremmo.
Ho deciso di cedere all'orgoglio, alla rabbia, alla delusione.
Ho deciso di rischiare, per non dover dire un domani che non ci ho provato.
Ho deciso di dire tutto quello che penso, 
anche se è un rischio, perché quello che penso è quello che voglio.
Ho deciso di credere a quello che voglio perché IO lo voglio.
Ho deciso di ascoltare, ma anche di parlare.
Di ascoltarti.
Per anni sorella, da mesi estranea.
Da più di un anno con te, nelle mia casa. 
Da mesi di rancore all'oggi di pace.
Da anni di silenzio al giorno di nuove parole.

GODI FORTE!

Jean-Michel Basquiat

27 aprile 2011

I hope you have a good time

Quando succedono cose belle, abbiamo delle responsabilità.
Abbiamo la responsabilità di godersele e ricordarle, 
conservarle, apprezzarle, onorarle.
Abbiamo il dovere di preservarle con cura, di dargli il peso che meritano,
abbiamo il dovere di tenerne di conto, perchè possono durare anche un attimo, un'ora, un giorno, comunque non un' eternità.
Costruire i rapporti, tenerci vicini chi vogliamo e chi ci fa stare bene costa fatica, costa sacrifici, energie e tempo, parole.
Amici, fidanzati, compagni, fratelli non sono e non saranno lì per sempre.
Non siamo immobili e statici tra noi ma in continua evoluzione.
Per quello per cui vale la pena dobbiamo spenderci finchè possiamo. 
A volte basta pochissimo per danneggiare precari equilibri, 
per ferire un cuore che ti ha sempre sostenuto, 
per frantumare braccia che hanno sempre accolto i tuoi abbracci.
Mettiamoci intorno a un tavolo e parliamo.
Non è più il tempo d aspettare.
Riappropriamoci della nostra festa,
diamoci un obiettivo e raggiungiamolo.
Stringiamoci intorno alla corte del benessere.

Estrai dal tutto quello che c'è il bello e la meraviglia, 
guardalo con attenzione e tienilo stretto, preservalo dal male. 
Alcune cose non tornano. Abbine cura finchè e come puoi.
Chiedi di restare, piangi se devi, urla, lotta, combatti, spenditi.
Sembrano cose scontate e banali? Assicuro di no.

You don't think there's time to stop
There's time enough for you to lay your head down, tonight
Let it wash away
All those yesterdays
What are you running from? 


Oh, non pensi di averne abbastanza? Beh, forse...
Non pensi che ci sia stato tempo per fermarsi
C'è tempo abbastanza per te per riposarsi e posare la testa giù stanotte,
Lascia scorrere tutti i giorni passati
Da cosa stai scappando?

All those yesterdays - Pearl Jam



Grazie a M. che mi ricorda quali sono le cose per cui ne vale la pena, 
grazie ad A. che mi fa le sorprese, 
grazie a R. e F. perchè ci sono
e... grazie a C... che mi fa sentire (di nuovo) a casa.


15 aprile 2011

Da Gaza a Jenin, Vittorio sei figlio della Palestina




Non ho più lacrime da piangere.
Mi sembra impossibile pensare che non leggerò più i tuoi report, le tue storie, non ascolterò la tua voce.
La tua presenza quasi quotidiana nella mia vita.
Chi ci ricorderà di restare umani?
Chi mi darà la forza di indignarmi ancora?
Vik a me mi manchi troppo.

Solo un grazie all'uomo che stamattina alla stazione senza che io gli chiedessi niente mi ha fatto accendere la sigaretta, mi ha accarezzato una guancia e mi ha detto "Non piangere per Vittorio".