3 aprile 2014
Un tuffo al cuore. Un altro. Prima di dormire.
Occhi che brillano.
Sorriso atipico.
Complicità immediata.
Quello che conta.
A. rimane, non parte.
A. cerca il senso e la stabilità, una "casa" e dei punti fermi.
A. che non riesco a far arrabbiare veramente.
A. mi scrive che do pace.
Io che in questo momento sono furia e disincanto, tormento e angoscia.
Io che non trovo il filo da cui ripartire, che non trovo il senso, che non recupero lucidità.
29 marzo 2014
27 marzo 2014
23 marzo 2014
La sorpresa di stasera
"È bello quando si prova a fare cose più grandi delle nostre stesse aspirazioni."
L'appuntamento della sera che da giorni si rinnova.
21 marzo 2014
20 marzo 2014
E non sono capace nemmeno di tenere un diario dei giorni...
Dopo quaranta minuti di pscoloanalisi telefonica con M. (e che foga, che entusiasmo nelle sue parole) ho passato ore e ore con A.
Un flusso di coscienza ininterrotto che mi ha fatto bene, ci ha fatto bene.
Lui viaggiatore per professione e in cerca di stabilità e riposo e io stabile per professione e in continua ricerca: di senso, di possibilità, di oltre.
Sentivo risuonare le nostre risate in piazza quella sera. Belle le nostre parole senza filtri.
Due quasi sconosciuti trovati per caso.
E la mattina ci siamo svegliati stranamente in pace.
Entrambi stupiti, sereni, un po' inebetiti.
Ieri sera A., un altro A., un A. narratore e scrittore di mondi anche lui in viaggio da una vita, mi ha scritto una mail carica di nostalgia: "Pensi che varrebbe la pena fermarsi, provare, passare assieme del tempo. Ma poi sei già su un altro treno. E ti chiedi quanto può durare."
E quindi ho pianto, prima di addormentarmi.
Perchè siamo in tanti con il cuore pieno di nostalgia.
A. che cerca casa
A. che non sa qual è casa
Io che so qual è ma sono incostante e confusa.
G. sta meglio, M. resiste sardonico, M. è simpaticamente incostante, E. torna presto e A. è più tranquilla.
E io? Parto per qualche giorno.
Mi farà bene.
18 marzo 2014
17 marzo 2014
Un mare di mi manchi
Lui ha messo di buonumore me, non il contrario (la dice lunga).
Ho avuto uno scambio di mail con A. ora in Sicilia. Abbiamo scritto di persone rimaste indietro, di mancanze, di nostalgia. Mi è tornato il nodo in gola che stamattina avevo cercato di lasciare sul comodino.
Non riesco venire a patti con le mancanze, con i vuoti.
Non voglio averne, non li accetto.
Per vivere non occorre poi molto mi dico. Io che ho la fortuna di vivere in un paese ricco, in una regione ricca, con un lavoro fisso che, nonostante tutti i gioni dica il contrario, mi sembra cucito addosso.
Mi basta l'umanità intorno, buona musica nelle orecchie, libri da leggere, viaggi da preparare, amici da abbracciare.
Credevo di esserci arrivata a una certa stabilità, alla conclusione della mia ricerca di un senso, ad aver trovato quello che conta.
Poi all'improvviso ho cambiato idea.
Tutto questo non è più sufficiente.
Ho rimesso tutto in discussione, non ci ho capito un accidente, ho continuato a cercare, mi sono lasciata scivolare tutto addosso, mi sono fatta travolgere, ci ho ripensato, sono stata ferma. A niente è servito tutto questo.
Perdo di vista l'obiettivo finale, non metto a fuoco il senso.
E ho paura che sia sempre troppo tardi.
Perchè passare 5 ore con E. mi ha fatto capire che senza di lei la mia vita è meno interessante, meno felice? Solo 5 ore. Eppure E. non la vedevo da molto, troppo tempo e ho vissuto anche senza i lei e mi pareva anche bene. Solo dopo che l'ho ritrovata ho capito che senza di lei la mia "casa" è meno "casa", il mio benessere è meno benessere, la mia vita è meno vita.
Quanto sono disposta a perdere?
Chi sono disposta a perdere?
Devo per forza perdere qualcuno?
Quanto conta l'amore in tutto questo?
Reset
Lasciavo dei biglietti sul cuscino. Un disegnino, una frase, un buongiorno.
Era un cosa un po' da film con Julia Roberts ma mi piaceva l'idea di lasciare una traccia di me anche dopo che la porta si era chiusa alle mie spalle. Un segno nella sua giornata. Una mia presenza al risveglio. Non trovo pace senza quel simbolo.
Senza quel risveglio.
«io amo con te»
Michela Marzano
Giorno 9 (non siamo pronti alla primavera)
Cercherò di colmarla.
Nonostante questa e la sfuriata della sera, la notte mi ha portata nel sonno.
Un sonno anestetico.
Oggi libri, fotografie e M. (e turbolenze)
16 marzo 2014
Giorno 8 (briciole di compostezza)
Il cuore pieno di ansia ha lasciato il posto ad un cuore pieno di turbolenze: sussulti, schiarite, sferzate gelide.
Cose da fare:
- aprire il forziere e far vedere bene i preziosi all'interno.
- mostrarne i difetti, le particolarità, le fratture, gli angoli smussati dal tempo, lo splendore.
- vedere quello che manca
- indossare quello che conta
15 marzo 2014
Giorno 7 (del coraggio e della forza)
Aspettando S.
M. ha gli occhi di cristallo e la tempra di un guerriero.
Ci insegna quello che conta.
Io che poco valgo e molto sono confusa non ne traggo alcun insegnamento: mischio il vero al falso, il reale al desiderio trasponendo il quotidiano in un ideale irraggiungibile che quindi, per sua natura, non regge al confronto.
Mi sento debole e precaria al confine del mondo razionale a cui cerco di ricondurre tutto quello che mi capita. Con pessimi risultati.
Aspettando S.










